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Misure politiche volte a prevenire le crisi finanziarie

Negli ultimi anni i mercati finanziari, da quello azionario al forex passando per indici e materie prime, hanno assistito a profonde crisi che si sono talvolta concluse con drammatici crolli delle principali Borse a livello mondiale. Il ricordo della bancarotta di Lehman Brothers nel settembre 2008 si avverte ancora a livello di equilibri economico finanziari; in quell’occasione infatti le società di rating fallirono nell’individuare la rischiosa esposizione che la banca d’investimenti si era trovata ad avere a causa della crisi dei mutui subprime.

Gli ultimi due anni sono poi stati caratterizzati dalla cosidetta crisi del debito sovrano soprattutto nei paesi del Vecchio Continente: Grecia, Irlanda e Portogallo sono in testa alla classifica degli Stati con il maggior debito pubblico e hanno dovuto ricorrere agli aiuti della BCE (Banca Centrale Europea) e del FMI (Fondo Monetario Internazionale) per evitare il tracollo economico o la possibile uscita dall’eurozona; nemmeno gli Stati Uniti stanno navigando in acque tranquille dopo l’inaspettato downgrade da parte di Moody’s che ne ha tagliato la storica tripla A.

In questa situazione d’incertezza generale e avversione al rischio da parte degli operatori di trading, i politici cercano di trovare una soluzione che riporti un po’ di tranquillità sui mercati finanziari. Una delle proposte più recenti è arrivata dal cancelliere tedesco Angela Merkel e dal Presidente francese Nicolas Sarkozy in occasione del loro incontro avvenuto due settimane fa per discutere dell’elevata volatilità che stava investendo i mercati europei. I due leader hanno ipotizzato l’introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie, idea che ha accolto consenso politico dalla maggior parte degli altri Stati europei ad eccezione della Gran Bretagna che si è invece fermamente opposta, accompagnata dai maggiori istituti bancari. Questa tassa andrebbe e prevenire la speculazione sui mercati finanziari e di conseguenza svolgerebbe un ruolo attenuante nei confronti della volatilità. Alcuni esperti bancari  si sono dichiarati in disaccordo con l’eventuale attuazione di questa misura definendola un mero mezzo per aumentare l’entrate statali e sottolineando che le crisi finanziarie si verificano in presenza di malfunzionamenti nelle fondamenta economiche di uno Stato a prescindere dal livello di volatilità. Inoltre, sempre secondo alcuni economisti, la presenza di una tassa sulle transazioni finanziarie potrebbe andare a intaccare la liquidità dei mercati.

Le altre misure indicate dai due leader di Berlino e Parigi prevedono una azione politica a livello economico finanziario più coordinata tra i diversi Stati europei e l’introduzione di un tetto massimo per il debito pubblico. Tutto ciò dovrebbe proteggere la moneta unica dalle minacce rappresentate dalle continue crisi finanziarie interne ai paesi membri.

Il dibattito rimane aperto sull’efficacia di una tassa sulle transazioni finanziarie, ma i leader europei hanno iniziato a muoversi verso una direzione comune per far fronte alle crisi e permettere agli investitori di operare in un clima di mercato più stabile.

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