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Quanto vale il settore hardware in Italia?

In Italia attualmente la domanda nel settore hardware è abbastanza stagnante, un po’ in ogni comparto, da quello di vendita workstation fino a quello di vendita PC. Tuttavia le imprese “tradizionali” del settore sembrano guardare con curiosità alle opportunità offerte da acquisizioni strategiche per provare a crescere a livello numerico ma anche ad allargarsi a livello di spettro d’azione e di influenza. In questo senso, sono parecchi i fondi di investimento che hanno deciso di puntare su aziende tech, prediligendo le start-up del settore hardware. Di che cifre stiamo parlando? Gli investimenti dovrebbero aggirarsi intorno a 1,7 milioni di dollari, per un totale di circa 120 operazioni.

Tra queste ci sono alcuni esempi piuttosto eclatanti, a livello internazionale. Prendiamo la fusione tra Dell e EMC, chiusa lo scorso 2016 per una cifra astronomica (e, infatti, da record) di 67 miliardi di dollari. Ma non solo. Ha fatto molto rumore anche la scalata di Symantec a BlueCoat: quest’ultima è stata acquista per 4,6 miliardi. Altra trattativa da capogiro è stata quella nella quale SalesForce ha comprato DemandWare per 2,8 miliardi. Volendo tuttavia evidenziare una tendenza più generale possiamo dire che – in Italia come altrove – gli investitori nel settore hardware, in Italia, puntano sulle innovazioni in tre direzioni: quelle legate alla realtà virtuale, quelle sulla realtà aumentata e il cosiddetto “Internet delle cose”.

Nel nostro Paese possiamo mettere in luce almeno un tris di eccellenze, che chi più chi meno si stanno facendo notare sul proscenio mondiale. C’è ad esempio Itema, che ha sviluppato algoritmi di apprendimento automatico applicati al settore tessile, (r)innovando un segmento di mercato storicamente florido in Italia. Ci sono i veicoli elettrici della Energica Motor Company (in particolare le moto da corsa) oppure il prezioso lavoro della Spea, che si occupa del collaudo di microchip e schede elettroniche.

Insomma, sebbene non sia facile colmare il gap con colossi europei, americani o asiatici, l’Italia sembra avere le carte in regola per muoversi bene nell’orbita hardware.

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